Alla ricerca dell’isola perduta

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Tanto di cappello allo stato e in particolare all’ex ministro Toninelli che aveva preso un impegno nel precedente governo quello della ricostruzione in tempi brevi del ponte Morandi e, vista la celerità dei lavori, sicuramente entro aprile 2020 sarà riconsegnato alla città. Il crollo avvenne nell’agosto del 2018 e provocò 45 morti. Va da sé che a causare tale tragedia fu la poca attenzione alla manutenzione da parte di chi era deputato a tale incombenza. A chi ha ancora in gestione gran parte delle nostre autostrade, con profitti principeschi. La concessione a tali fruitori fu opera dei governi precedenti, con grave danno alle casse dello stato, sull’onda delle privatizzazioni. Tale obbrobrio iniziò col primo governo Prodi e senza soluzione di continuità, si concluse col governo D’Alema senza dimenticare l’intervento spropositato del governo Berlusconi supportato dai voti della Lega. I competenti conductors politici oggi si oppongono alla revoca della concessione ai Benetton, non dimenticando qualche compagno di viaggio che accetta malvolentieri l’adozione di tale provvedimento proposto da M5S. I Benetton, negli anni   di questa sciagurata gestione, hanno pensato, da buoni imprenditori, a spolpare gli italiani. Col supporto di coloro i quali noi chiamiamo competenti, quali Del Rio che in un passato recente, sic et simpliciter, aumentò di ulteriore quattro anni la concessione, data la competenza assicurata dai Benetton nei lavori di manutenzione (?). Ragion per cui sino al 2038 dovremmo sorbirci i fratelli di Ponzano Veneto, i quali, avuto sentore che le cose si mettessero male, essendosi il M5S adoperato per la revoca, hanno chiesto per andarsene fuori dalle… un indennizzo di 23 miliardi di euro, come da contratto, fra le altre cose secretato per lungo tempo da qualche dirigente ministeriale, come si trattasse di un segreto di stato. Sarà pur vero che il vintage va sempre di moda, ma in campo ministeriale occorrerebbe fare una rivisitazione degli incarichi, perché, vedete, molti furono dati da quel partito che ha imperversato negli ultimi anni e che rappresenta la vecchia politica, mettendo il cappello su tutto. C’è bisogno di aprire le finestre per fare arieggiare le stanze e al contempo occorre più glasnost, Gorbacev docet e soprattutto un restyling generale. D’altronde siamo al governo appunto per questo. Questa premessa, con le lungaggini che ne sono seguite, è d’obbligo per capire la differenza di trattamento che in passato si è avuta fra nord e sud e che purtroppo, lasciatemelo dire, continua ancora adesso, nonostante l’inversione di marcia che il governo, per meglio dire il movimento, ha effettuato. Con mio grande rammarico debbo notare che la situazione della Sicilia per le strutture viabili rimane al palo, quasi come la lasciarono i conquistadores savoiardi. Poiché è incomprensibile che al nord da oltre un decennio si viaggia con l’alta velocità sulla strada ferrata e in Sicilia abbiamo dismesso da poco le locomotive a vapore. Anzi bontà loro ci mandano le locomotive elettriche con le carrozze passeggeri che loro non usano più. Non ci azzardiamo ad usufruire della tratta Siracusa – Trapani sennò facciamo notte. Non è possibile che la strada, chiamata a scorrimento veloce, che collega Palermo ad Agrigento ed Agrigento a Caltanissetta, la strada della morte, è un susseguirsi di cantieri dal 2004. L’ANAS quando appaltò i lavori disse che in quattro anni l’opera sarebbe stata ultimata. Mai profezia fu più azzeccata. Non è possibile che l’autostrada Siracusa – Gela sta assumendo i connotati di una storia infinita, con gli annessi e connessi dei tratti Noto – Rosolini e Noto – Cassibile. La sede stradale, come dire, si infeltrisce, lasciatemi passare il termine. Ma durante l’esecuzione dei lavori c’era qualcuno che controllava?  Si presuppone che fra cinquant’anni sarà completato il tratto Gela – Trapani. Non è possibile che i lavori restano al palo per il viadotto Himera da quasi cinque anni.  Non è possibile percorrere in sicurezza un’autostrada come quella della Messina – Catania con la carreggiata realizzata nel periodo degli sconti.  Non è possibile che la S.P. 19 che collega Noto a Pachino sia stata dimenticata per 9 anni ed ora di punto in bianco si chiude per consentire i lavori di realizzazione della bretella che collega allo svincolo autostradale, sbagliando tempi e modi. Troppe cose obliate in Sicilia dal passato establishment che ha governato, diremmo, allegramente, ieri sinistra, oggi destra, e si continua a farlo. I cantieri si aprivano, i politici sempre presenti tagliavano nastri, magari posavano la prima pietra, e dopo? Dopo chi se ne frega! Ragazzi non possiamo dar sempre a loro la colpa. I politici dell’isola erano, e sono, impegnati in compiti altamente istituzionali, come difendere i vitalizi. Vi pare poco?

Salvatore Burla

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