TRIGONA: Il peggior difetto di chi si crede furbo è pensare che tutti gli altri siano stupidi

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P.T. A. – P. O. – P.S. –  P.P.I. – DEA di 1° livello – DEA di 2° livello, in questi anni questi acronimi li abbiamo ascoltati, riascoltati, tanto da avere quasi un reflusso gastroesofageo. Ci hanno bombardati migliaia di volte dicendoci che questa soluzione auspicata dalla rimodulazione ospedaliera in Sicilia sarebbe stata la panacea di tutti i mali. La salute dei cittadini messa al primo posto. L’assessore Razza nel gennaio di quest’anno comunicava trionfante che il decreto della programmazione ospedaliera regionale era stato adottato.   L’assessore ha adempiuto all’impegno di ridefinire nella prima parte della legislatura della governance Musumeci la nuova organizzazione ospedaliera nell’isola garantendo a tutti i LEA, altro acronimo, ovvero i livelli essenziali di assistenza. Effettivamente a Noto ha garantito i livelli minimali di assistenza perché se tu vai nella struttura che tempo fa era il vanto della sanità nella zona sud della provincia di Siracusa qualche, cerotto, un po’ di cotone e, orsù, dell’alcool per disinfettare le ferite lo trovi, ma non andare oltre perché il servizio non supporta altri medicamenti. Tutto questo se vai dalle 08,00 alle 20,00, altrimenti hai a disposizione l’ambulanza medicalizzata. Ma crediamo che convenga, essendone in possesso, usufruire del proprio mezzo di trasporto, per non incorrere in imbarazzanti ritardi da parte dell’ambulanza. Non stiamo dicendo delle corbellerie. E’ su tutti giornali la notizia che un’ambulanza del 118 ha impiegato un’ora per trasportare un uomo ferito, causa incidente stradale, da Rosolini all’ospedale di Avola. Forse in bici avrebbe impiegato meno. Ma questo è sicuramente la punta dell’iceberg, trattasi sicuramente di un operatore che non conosceva la strada e forse non utilizza, nel terzo millennio, google maps. Il problema sta invece nella poca attenzione dell’assessore e in sottordine di questa amministrazione di bellissimi che all’atto dell’insediamento aveva promesso di raddrizzare le sorti della Sicilia dopo il nulla del quinquennio governativo dell’uomo di Tunisi.  E’ lapalissiano che la strada intrapresa da Musumeci and company non si sposta di un millimetro dall’altra. Ci chiediamo quali sono questi sconvolgimenti avvenuti a due anni dall’insediamento. Tranne qualche taglio di nastro, e… tutto tace.  Non dimentichiamo l’onorevole che si era fatto carico di affrontare personalmente la questione ospedaliera e, dati i buoni uffici con Razza e, presumiamo con Musumeci, avrebbe portato a soluzione quanto intrapreso. Infatti è sotto gli occhi di tutti l’ottimale esito. Anch’egli, alla stessa stregua di Razza, ci aveva raccontato che niente era perduto, che avrebbe in tutti i modi rimesso le cose al loro posto con grande spolvero dopo il ritorno sugli scranni di sala d’Ercole. Purtroppo il diavolo fa le pentole e non i coperchi, e ci siamo resi conto che l’onorevole, di cui qualcuno tesse le lodi, da buon politicante, a parole è bravissimo, ma nei fatti stiamo a zero. Anch’egli fagocitato dalla diatriba fra vitalizi si, vitalizi no, ha dimenticato in fretta le promesse fatte e si è calato nella realtà del nulla. I nostri parlamentari regionali avevano detto in più di un’occasione e più volte che i giochi erano già fatti e che tutte le altre forze politiche, vedi caso il PD edotto sulla questione da svariati anni e non intervenuto volutamente durante la gestione assessoriale della Borsellino, cavalcavano l’onda per portare acqua al proprio mulino anche in ragione delle prossime elezioni amministrative. Noi abbiamo da sempre informato i cittadini esprimendo i nostri dubbi, tramutatesi poi in certezze, al di là di una sorta di commissione straordinaria che ci ha raccontato nel tempo quale ingiustizia era stata perpetrata ai danni della sanità della zona sud della provincia di Siracusa, ma anch’essa, come già si sapeva e come già era negli intenti di chi era assurto agli onori della gloria, naufragata nel mar di questa melma nauseante e nauseabonda. La chiusura dell’ospedale di Noto era già decisa da tempo in ragione di una rimodulazione sanitaria che non ha tenuto per niente conto delle esigenze dei cittadini e di cui molti del popolo in cammino erano a conoscenza, soprattutto chi tirava le fila pensando che cambiarsi d’abito bastava a far dimenticare ai cittadini anni di vessazioni e di diktat. Non occorre nemmeno aspettare i posteri per l’ardua sentenza. (Le serpi cambiano pelle ma restano velenosi)

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