L’Onorevole e L’Ospedale.

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Certamente in autunno cadono le foglie è la stagione in cui gli alberi si spogliano delle foglie, molte ingiallite e dopo la stagione fredda dell’inverno, aspettano con ansia la primavera per rivestirsi di foglie e di fiori. Ma a Noto siamo in controtendenza. A Noto continua imperterrita la stagione dell’autunno da tempo immemorabile la nostra cittadina, volente o nolente, viene spogliata e addirittura potata, a mo’ di albero. Credo che tutti ricordate la spogliazione della pretura che venne di punto in bianco dislocata ad Avola, magari per pochi anni, poi la politica del decentramento cessò e anche ad Avola la pretura chiuse i battenti. Ma ancor prima era successa la stessa cosa con gli uffici dell’Enel, anche se negli anni 90, con la liberalizzazione della produzione di energia elettrica anche ad Avola gli uffici vennero chiusi. Non stiamo raccontando fandonie, in molti ricorderanno, ma su questo si può soprassedere, anche se rimane l’amaro in bocca, perché la nostra classe politica, non ha saputo adeguatamente difendere i diritti del nostro territorio. Non dobbiamo sorprenderci se in un prossimo futuro saranno spostati   sia gli uffici dell’INPS e che gli uffici dell’Agenzia delle Entrate e troveranno dimora ad Avola. Il leit motiv del nostro destino ci riporta sempre sulla strada di Avola.  Il più grande scippo a favore di Avola, che si è consumato in vent’anni, con la tacita approvazione della governance che si è avvicendata alla gestione della res publica regionale ad iniziare da Cuffaro, per continuare con Lombardo, passando per Crocetta e terminando col bellissimo Musumeci, supportato in questo dal vitaliziano Miccichè riguarda l’ospedale. È di qualche giorno fa la notizia che il TAR di Palermo il 10 ottobre c. a. ha respinto sia la sospensiva che il ricorso contro il decreto assessoriale per il riordino della rete ospedaliera siciliana presentato dal comune di Noto. Ragion per cui, nonostante le battaglie dei cittadini di Noto, mal supportati dalle amministrazioni locali della zona sud di Siracusa, i reparti dell’ospedale di Noto saranno trasferiti ad Avola. Rien va plus! I giochi sono fatti! Eppure, quando assistevamo ai comizi dei nostri politici seduti sulle scale della Cattedrale, abbiamo sentito tante volte, da tutti i rappresentanti, sfidandosi a chi le sparava più grosse, che l’ospedale di Noto non si tocca”. E infatti nessuno ha toccato l’ospedale… ma i reparti hanno preso altre strade. Adesso, quando il dramma è compiuto, sono corsi ai ripari tardivamente, come la nottola di Minerva che inizia il suo volo al crepuscolo, quando tutto è compiuto. Purtuttavia, pare ci sia un signore, per la verità un parlamentare regionale, sceso da cielo in terra a miracol mostrare, chiamato a gran voce dai benpensanti netini, che si è preso la briga di parlare con l’assessore Razza, e ci ha assicurato che il pronto soccorso riaprirà. Veda onorevole, non abbiamo motivo di confutare quanto da lei affermato, supportati dal fatto che già la notizia era di dominio pubblico da tempo, precisamente dalla chiusura di tale struttura. Ciò che lei dimentica di aggiungere che tale riapertura sarà provvisoria in attesa, infatti che si concludano i lavori all’ospedale di Avola, un modesto nosocomio che a detta di tanti pare che non sia strutturalmente idoneo e pare, vox populi, vox dei, che quando piove il seminterrato diventi un contenitore dove ristagna l’acqua. Ma non è finita qui. I reparti, onorevole, scippati a Noto, temporaneamente dislocati a Siracusa, prenderanno la strada del ritorno, ma si fermeranno ad Avola dove, forse non avendo spazio, creeranno dei tendoni, come già è stato fatto per il tribunale di Bari, magari a discapito del parcheggio. Purtroppo la gente non ha ancora perso il vizio di credere alle fandonie che da più parti si raccontano, spacciandole per verità certe. E dimentica anche che è già tempo di campagna elettorale. Sigh!                                  P. S. Chiediamo gentilmente agli scribi di altri partiti di evitare di fare il copia incolla dei nostri post, basta condividerli.

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