interrogazione sul D.A. n. 304/gab del 5.7.2019 del permesso di ricerca idrocarburi denominato “Fiume Tellaro”, presentata dalla Ditta “Panther Eureka s.r.l.”

0

Al Presidente della Regione e all’Assessore regionale del territorio e dell’ambiente, premesso che:

              il territorio ibleo vive di turismo, commercio, agricoltura, di ambiente e cultura, e negli ultimi anni sta mettendo in atto una rinascita economica legata alla bellezza dei suoi tratti caratteristici e delle sue tradizioni, come testimoniato da documentari e serie televisive che stanno riscuotendo un notevole successo presso il pubblico italiano e internazionale;

            esso è tra i più dinamici in tema di fonti rinnovabili, con migliaia di impianti fotovoltaici installati negli ultimi anni e distribuiti capillarmente tra cittadini ed aziende, i quali hanno compreso che l’energia rinnovabile è l’unica compatibile con il nostro territorio in quanto rispettosa dell’ambiente;

            con D.A. n.1767 del10 Agosto 2010, ai sensi del Codice dei beni culturali e del paesaggio (d.lgs. 42/2004 e succ. modif.), l’Assessorato ai Beni Culturali delibera l’adozione del Piano Paesaggistico relativo agli ambiti regionali 15-16-17 ricadenti nella provincia di Ragusa, documento che tutela il paesaggio ibleo quale patrimonio di notevole bellezza e interesse naturalistico, storico, scientifico e culturale, prescrivendo il divieto assoluto di qualsiasi attività estrattiva, prelievo di materiali, installazione o fabbricazione di ogni struttura che abbia un notevole impatto sull’ambiente, e ponendo comunque l’obbligo del rilascio delle dovute autorizzazioni per quelle considerate sostenibili o di interesse pubblico;

            parimenti il Piano Paesaggistico  degli ambiti 14 e 17 della provincia di Siracusa approvato con D.A. n.5040 del 20/10/2017 e pubblicato nella GURS n. 12 del 16/03/2018 non consente di “effettuare trivellazioni e asportare rocce, minerali, fossili e reperti di qualsiasi natura, salvo per motivi di ricerca scientifica a favore di soggetti espressamente autorizzati; effettuare movimenti di terra che trasformino i caratteri morfologici e paesistici”;

            il 16 Marzo 2001 il Parlamento italiano approva la legge n.108/2001 con la quale ratifica e rende esecutiva la “Convenzione europea sull’accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l’accesso alla giustizia in materia ambientale” firmata ad Århus il 25 giugno 1998, ed entrata in vigore il 30 Ottobre 2001. Detta convenzione “intende contribuire a salvaguardare il diritto di ogni individuo, delle generazioni attuali e di quelle future, di vivere in un ambiente atto ad assicurare la sua salute e il suo benessere”, prevedendo un’adeguata informazione, sensibilizzazione e parere vincolante dei cittadini riguardo i processi decisionali delle amministrazioni locali, nazionali e comunitarie concernenti l’ambiente;

                      rilevato che:

            con nota prot. n. OUT/E/2019/007 del 24/01/2019, acquisita al prot. n. 5169 del 24/01/2019, la Ditta “Panther Eureka s.r.l.”, (oggi denominata “Maurel et Prom Italia s.r.l.”) ha chiesto l’attivazione della procedura di Verifica (screening) della Valutazione di Incidenza Ambientale (ex art. 5 del D.P.R. 357/97 e s.m.i. e secondo le modalità di cui all’art. 4 del D.A. 30/03/07 e s.m.i.) per la proposta di intervento “Rilievo geofisico all’interno del permesso di ricerca idrocarburi denominato “Fiume Tellaro”;

            dalla documentazione tecnica prodotta dalla ditta si rileva che: 1) la proposta di progetto consiste nella esecuzione del rilievo geofisico previsto nel programma lavori del permesso di ricerca idrocarburi “Fiume Tellaro”, di cui alla variazione programma lavori presentata ad URIG con prot. OUT/E/2018/037 in data 07/11/2018; 2) la campagna di rilievo ha la finalità di aggiornare le informazioni geologiche dell’area interessata mediante l’utilizzo di strumentazione a bassa vibrazione denominata “vibroseis”, la quale esclude l’utilizzo di esplosivo, lo stendimento di cavi e la perforazione di “up-holes” e non comporta la modifica del paesaggio esistente; 3) le fasi del rilievo geofisico consisteranno nella ricognizione ed accordo con i proprietari dei terreni interessati, nel posizionamento e rilevamento topografico dei punti di energizzazione e registrazione, nel posizionamento geofoni e nella energizzazione rilevamento e registrazione lungo il tracciato del rilievo;

            l’Assessorato Territorio ed Ambiente della Regione Sicilia con decreto n. 304/gab del 5 luglio 2019 pubblicato in Gazzetta Ufficiale della Regione Sicilia ha disposto conclusa con esito positivo, la procedura di “Screening” della Valutazione di Incidenza Ambientale, ai sensi dell’art. 5 del D.P.R. 357/97 e s.m.i., secondo le modalità dell’art. 4 D.A. 30/03/07 e s.m.i. ed in riferimento all’art. 6 paragrafi 3 e 4 della Direttiva 92/43/CEE 21 maggio 1992 (“Habitat”), della proposta di intervento denominata “Rilievo geofisico all’interno del permesso di ricerca idrocarburi denominato “Fiume Tellaro”, presentata dalla Ditta “Panther Eureka s.r.l.” (oggi “Maurel et Prom Italia s.r.l.”), in quanto non comportante effetti significativi sullo stato di conservazione dei Siti della Rete Natura 2000, a condizione che siano rispettate le prescrizioni impartite dall’Ispettorato Ripartimentale di Ragusa (giusta nota prot. n. 51088 del 29/05/2019) e che vengano poste in essere alcune indicazioni contenute nel decreto;

considerato che:

            l’area di intervento ricade all’interno del Permesso di Ricerca denominato “Fiume Tellaro”, avente una superficie di 660,37 kmq ed è ubicato nel territorio delle Province di Catania, Ragusa e Siracusa;

            l’area del Permesso di Ricerca interessa i seguenti Siti della Rete Natura 2000: ITA070005 – Bosco di Santo Pietro; ITA080002 – Alto corso del fiume Irmino; ITA080012 – Torrente Prainito; ITA090016 – Alto corso del fiume Asinaro, Cava Piraro e Cava Carosello; ITA090017 – Cava Palombieri; ITA090018 – Fiume Tellesimo;

            la conformazione spugnosa del sottosuolo ibleo implica un vasto e capillare collegamento sotterraneo che diffonderebbe sicuramente e repentinamente in aree molto vaste le sostanze inquinanti eventualmente disperse dagli impianti di perforazione ed estrazione; l’altopiano ibleo, difatti, è un complesso roccioso calcareo di origine conchiglifera, era cioè un fondale marino formatosi in miliardi di anni col depositarsi dei gusci di molluschi, poi sollevatosi uniformemente con fortissimi terremoti, trovandosi nell’area di interazione tra la placca africana e quella euroasiatica. Per questo, oltre che a violenti sismi, è soggetto da sempre ad un’erosione di tipo carsica, in cui le piogge inacidite da diversi fattori sciolgono il carbonato di calcio, formando in superficie un’enorme rete di canyon (dette in loco “cave”) percorsi da fiumi e torrenti, e di grotte e condotte nel sottosuolo, che si riempiono d’acqua man mano che si scende in profondità, e che vanno a costituire le principali falde acquifere. In mezzo alle falde insistono sacche di bitume o petrolio di varie dimensioni, formatesi dalla compressione di residui organici rimasti intrappolati nell’originario fondale marino. Il loro sfruttamento non è di certo recente, ma le miniere di bitume e di pietra asfaltica dei secoli passati, così come quelle di pietra calcarea, avevano ben altro impatto rispetto alle moderne tecniche di estrazione, e i profitti dell’attività mineraria confluivano abbondantemente nell’economia locale;

            da più parti si registra una forte preoccupazione per questo iter che potrebbe portare a trivellazioni per idrocarburi in territori Patrimonio dell’Umanità e dove si è avviato da tempo un vigoroso modello economico fondato sul turismo culturale e naturalistico (vista la presenza di Riserve Naturali, aree archeologiche, Città d’ Arte, ecc.) e su un gran numero aziende di agricoltura biologica e di eccellenza;

            destano altresì molta apprensione gli effetti prodotti dal riscaldamento globale, le cui cause maggiori e conseguenza dannose sono da attribuire all’eccessivo uso di combustibili fossili;

            permettere un ulteriore sviluppo di attività esplorative ed estrattive pone un’ipoteca enorme, non solo sull’ambiente con un altissimo rischio di incidenti e un’evidente incompatibilità con le attività turistiche, ma alla stessa vita democratica di questo territorio che gli enormi fondi esteri potrebbero “alterare” a proprio favore, nel presente e nel futuro;

            nelle aree coinvolte si sono da tempo costituiti Comitati NOTRIV, composti da numerose associazioni agricole, turistiche, naturalistiche, archeologiche e culturali, che hanno lo scopo di mettere in atto ogni iniziativa utile a fermare la devastazione ambientale, e di conseguenza economica e sociale, derivante dalle trivellazioni, nonché di difendere il territorio dallo sfruttamento iniquo cui è soggetto e promuovere azioni rivolte all’utilizzo di modelli energetici rinnovabili e alternativi al petrolio;

            un cantiere di perforazione petrolifera è una fonte permanente di inquinamento legato a fattori come  fumi di scarico, oli per i motori, liquidi di raffreddamento, gasolio, fanghi e detriti di perforazione, che, oltre a inquinare immediatamente l’ambiente circostante, possono altresì spostarsi in altre zone attraverso le precipitazioni, con il conseguente rischio di contaminazione dei corsi d’acqua superficiali, delle falde sotterranee, etc.. Non va inoltre sottovalutato il rischio sismico che contraddistingue il territorio ibleo, di tipo carsico e altamente suscettibile a variazioni di pressione nel sottosuolo;

            gli strumenti urbanistici esistenti dovrebbero rendere impossibile l’acquisizione di autorizzazioni all’interno delle aree protette dal Piano Paesaggistico, ma nelle aree non tutelate e appartenenti allo stesso sistema paesaggistico, e destinate al turismo, sarà difficilissimo fermare le trivellazioni tenendo conto anche della forte pressione sugli enti locali che riescono ad esercitare le società interessate. Anche una sola concessione può danneggiare il paesaggio, ed entrerebbe in contrasto con la vocazione turistica ed agricola del territorio e con quanto fino ad ora si è riusciti ad ottenere nel campo delle energie alternative e dello sviluppo economico sostenibile prefissato;

            l’area interessata è parte integrante del costituendo “Parco Nazionale degli Iblei”, il cui iter istitutivo è stato già avviato, ai sensi della L. 394/91, pertanto il Decreto Assessoriale del 5 luglio potrebbe incorrere non solo nel vizio di violazione di legge, ma anche in quello di illogicità e contraddittorietà’ dell’azione amministrativa, avuto riguardo proprio all’iter procedimentale in corso del parco nazionale citato;

               visto che:

            la ex Panther Eureka s.r.l. nel 2007 ha rinunciato alla concessione, desta non poche perplessità di legittimità sia l’odierna richiesta della ditta sia il  Decreto Assessoriale 304/gab del 5 luglio 2019, in quanto contrastante con l’art. 11 rubricato “Cessazione dalla concessione di coltivazione” del D. A. 30 ottobre 2003 recante “approvazione del disciplinare tipo per i permessi di prospezione, ricerca e per le concessioni di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi nel territorio della Regione siciliana”;

            il D.A. 304/gab del 5 luglio 2019 affida all’Ispettorato Ripartimentale delle Foreste di Ragusa le azioni di sorveglianza ai sensi dell’art. 15 del D.P.R. 357/97 e s.m.i., nonostante siano interessate anche i territori delle ex province di Siracusa e Catania;

            dalle osservazioni e dalle prescrizione contenute nel D.A. in oggetto si evince che comunque potrebbero essere a rischio sorgenti e pozzi nei territori coinvolti, e potenzialmente assai gravi potrebbero essere gli impatti relativi alla sfera idrogeologica e idrologica, senza considerare che le distanze di 250 mt dalle zone Sic sono assolutamente insufficienti per le valutazioni necessarie per la fase di screening;

            si ritorna su proposte datate che già il territorio ha decisamente respinto;

            si reputano assolutamente negativi i tentativi di puntare di nuovo su permessi di ricerca di idrocarburi soprattutto su un territorio ad altissima vocazione turistica ed agricola con modelli socioeconomici ben realizzati;

per sapere:

            se non ritengano opportuno avviare delle verifiche, al fine di accertate la violazione del Piano paesaggistico regionale relativo alla provincia di Ragusa che, tramite le norme attuative degli ambiti 15, 16 e 17, vieta qualsiasi manufatto, struttura ed installazione che possa alterare l’equilibrio naturale del territorio ibleo, nonché la violazione delle norme del medesimo tenore del Piano paesaggistico della provincia di Siracusa;

            se di conseguenza non intendano revocare in autotutela, ai sensi dell’art. 21 quinquies della l. 241/1990, o, in alternativa, annullare d’ufficio ai sensi dell’art. 21 nonies della medesima normativa, il D.A. n. 304/gab del 5 luglio 2019 con il quale di esprime esito positivo alla procedura di “Screening” della Valutazione di Incidenza Ambientale della proposta di intervento denominata “Rilievo geofisico all’interno del permesso di ricerca idrocarburi denominato “Fiume Tellaro”, presentata dalla Ditta “Panther Eureka s.r.l.” (oggi “Maurel et Prom Italia s.r.l.”), per i presunti vizi di illegittimità sopra illustrati;

            se non ritengano opportuno emanare una circolare con cui si ribadisca l’importanza della Convenzione di Århus, ed avviare gli opportuni controlli onde verificarne il pieno rispetto da parte delle amministrazioni locali e degli enti regionali.

            (Gli interroganti chiedono risposta con urgenza)

            (05 agosto 2019)

                                                                                                                      FIRMATARI

 CAMPO – PASQUA – ZITO  –  TRIZZINO –  CANCELLERI  –  PALMERI  –  SUNSERI  – MANGIACAVALLO – ZAFARANA –  CAPPELLO  –  FOTI  –  CIANCIO  –  SIRAGUSA – TANCREDI – SCHILLACI – DI PAOLA – DE LUCA – PAGANA – DI CARO – MARANO

Share.