Fu vera gloria? Ai posteri l’ardua sentenza.

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nui  non  chiniam la fronte al Massimo Fattor…

….E, consentitemi, se l’Europa non è una mera espressione geografica, come disse il Metternich  al Congresso di Vienna a proposito dell’Italia, e se abbiamo firmato  decine di trattati  dal 1948 in poi, Bruxelles, Parigi, Roma, per approdare al trattato di Maastricht ( dove ci legammo da soli mani e piedi),  in seguito Amsterdam, Nizza, Lisbona. Ne cito solo  qualcuno poiché la lista sarebbe troppo lunga e vi annoiereste, d’altronde sono notizie che potete trovare su qualsiasi libro di storia o magari su internet,  collegandosi a Wikipedia, quella famosa enciclopedia libera che qualche politico buontempone l’anno scorso voleva oscurare. Ricordo anche a chi  avesse dimenticato che   all’inizio ovvero il 9 maggio del 1950  quando nasce la l’Europa unita, infatti  in questa data si celebra ogni anno  la “Giornata  dell’Unione Europea, eravamo in sei,  poi siamo cresciuti di numero sino al 2013, e la comunità europea comprendeva ventotto stati .  Nel 2017, purtroppo, a causa di un referendum popolare, il Regno Unito ha chiesto l’uscita dall’Unione Europea da marzo 2019 (ci siamo quasi), la tanto vituperata brexit, per cui il numero dei componenti ha perso un’unità riducendosi a 27. Questi 27 stati hanno aderito  a tutte le incombenze che l’ingresso, per gli stati fondatori, o la richiesta d’ingresso per gli altri ha presupposto. Ragion per cui fanno parte a  pieno diritto dell’Unione Europea, e,  come l’Italia, da anni si trovano fra l’incudine e il martello, o, per meglio dire, stretti nella morsa fra un deficit pubblico al  3% e un debito pubblico al di sotto del 60%. In un prossimo futuro i posteri, ripensando a questo, si chiederanno, come Manzoni: fu vera gloria? Asservire i due primi inter pares, coloro i quali hanno siglato quel patto, o trattato dir si voglia, scellerato ad Aquisgrana, ma non quello dell’812  fra Franchi e Bizantini, nemmeno l’altro che pose fine alla guerra di successione austriaca nel 1748 e neppure quello del  1668 che pose fine alla guerra fra Francia e Spagna, neanche quell’altro  del 1818 in cui si riunirono le  quattro potenze vincitrici su Napoleone Bonaparte, ma proprio questo del  gennaio 2019, fra monsieur Macron e frau Merkel. Il trattato che, non solo  a parer mio, ha sancito la fine dell’unione europea, se ci fosse mai stata. Il trattato che per l’ennesima volta ci tiene in disparte dalle decisioni importanti, che ci obbliga quasi a riconoscere la validità di questa azione che non ha nulla di europeo, ma che anzi ci allontana sempre più da quel progetto di cui parlava Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi.  L’unica voce che s’è alzata in difesa della comunità europea è stata quella del nostro primo ministro Conte, poi il buio. Non poteva sicuramente farlo l’Austria né l’Olanda  che da anni sono nell’orbita della Germania, altrettanto il Belgio che gira nell’orbita della Francia, ma mi sarei aspettato una protesta  degli altri stati compartecipi. Azzardo nell’affermare che i galli e i teutoni, sono stati talmente bravi a creare una fitta rete di subalternità economica tale che nessuno osa, non dico protestare, ma neanche azzardarsi a fare un piccolo appunto. Potenza del denaro. A volte però il denaro può creare dei problemi, soprattutto quando si riciclano delle somme abbastanza considerevoli, come 200 miliardi di dollari, prevalentemente di dubbia provenienza russa, che la deutsche bank tedesca e la sua omonima danske bank  danese hanno gestito, gli inquirenti sono convinti che Deutsche abbia aiutato alcuni clienti a creare società off-shore nei paradisi fiscali allo scopo, appunto, di pulire il denaro sporco. Ma questi sono i  novelli Catoni? Coloro i quali si ergono a difensori della correttezza e dell’onesta e che puntano il dito nei confronti   de l’Italie maudite o des  verfluchten Italiens? Coloro i quali etichettano con l’acronimo PIGS i paesi del sud Europa (Portogallo, Italia, Grecia e Spagna)? Coloro i quali ci hanno costretti, furbescamente,  a pagare parte del debito pubblico della Grecia facendo  fare la figura degli allocchi ai governanti italiani dell’epoca. Però costoro non erano dilettanti, ma semplicemente mestieranti, prima tecnici, poi di centrosinistra? La crisi greca a noi è costata 65 miliardi di euro…bazzecole. Quaranta dei quali sono finiti nelle banche tedesche e francesi.   Il perché è semplice. Nel 2010  le banche francesi e tedesche avevano circa 26 miliardi  del debito pubblico greco, ma l’insolvibilità della Grecia fece scattare un’idea.

Le banche tedesche e francesi, consapevoli che questa sorta di crediti deteriorati, o prestiti non performanti, a meno di un miracolo,  non sarebbero tornati nelle loro casse ebbero un’idea geniale. Col supporto dei rappresentanti europei fecero in modo di trasferire tali crediti dai loro bilanci a quelli degli Stati, tutti gli altri Stati dell’Eurozona. Fu un capolavoro. I nostri governanti tali Monti , Letta, Renzi, Gentiloni, oltre a recarsi a Parigi alle Folies Bergère ad assistere alla pantomima del governo Hollande, pasteggiavano con caviale e champagne e rimasero talmente contenti dell’accoglienza, o i fumi dell’alcool la fecero sembrare tale, che a primo acchito versarono tout court 40 miliardi di euro per salvare l’economia greca che, a detta del gatto e la volpe, non aveva fatto i compiti a casa. La Grecia di questi euro non vide neanche  un cent, poiché vennero incamerati dalle banche degli stati centrali europei. Ma non finisce qui. L’Europa, o per meglio dire quei due di cui abbiamo tanto  discernito, per evitare guai in un ipotetico  prossimo futuro, ebbero un’altra idea geniale: la creazione di un fondo  salva stati, EFSF, European financial stability facility, ovvero strumento europeo di stabilità finanziaria, modificato dopo in ESM ’European Stability Mechanism, ovvero meccanismo di stabilità europea, in cui tutti gli adepti della comunità dovettero versare una quota da servire nel caso in cui qualche membro ne avesse bisogno. Questa istituzione finanziaria internazionale  è situata, guarda le coincidenze, in Lussemburgo. Cioè quel paradiso fiscale di cui il capo della commissione europea Juncker è stato primo ministro per quasi vent’anni. Ebbene abbiamo già immesso in questo calderone 15 miliardi di euro. Se qualcuno pensa che sia finita è in errore,  mi dispiace dover dissentire, perché l’Italia ha dovuto versare altri 10 miliardi di euro  per dotare le banche  greche di una certa liquidità.   Sommate: 40 + 15 + 10 = 65. Senz’altro meno delle finanziarie che in tempi andati ci facevano sorbire  annualmente i vari governi del centrosinistra, ma se pensate che prima di questo ambaradan  noi eravamo esposti con la Grecia per meno di 2 miliardi, mi vien voglia di usare la parte finale del fondo schiena di chi ha permesso ciò, e voi sapete a chi mi riferisco, come bersaglio  di sonore invettive, ovvero pedate. Ora mi domando e dico è mai possibile che noi per parare i fondelli a questi istituti di credito, i quali hanno guadagnato lucrosamente sul debito greco, infatti quasi tutti i principali aeroporti e le principali arterie autostradali della Grecia sono in  mano a  gruppi tedeschi, la Deutsche Telekom detiene già il 60% della compagnia telefonica di stato greca, abbiamo dovuto dissanguarci? Abbiamo tolto della linfa vitale alla nostra economia?  Potevamo senz’altro attuare quelle riforme strutturali che l’Europa ci chiede e, perché no, impinguare anche le somme destinate al reddito di cittadinanza e quota 100. Questo, comunque,  indica la strategia, portata avanti da molte società tedesche, chiaramente supportate dalla Merkel, di approfittare della situazione togliendo alla Grecia alcune risorse economiche strategiche, acquistandole a prezzi stracciati, dimenticando che alla fine della seconda guerra mondiale le potenze vincitrici alleggerirono il costo dei danni della guerra chiesti alla Germania del 50%   per poterle permettere di superare l’enorme handicap economico.  Mi sia consentito dire, a parte la memoria corta della Merkel and company, è conclamato, è lampante, è evidente, la Germania del terzo millennio vuole foggiare l’Europa, o per meglio dire vuole fissare il suo imprinting a tutti i paesi dell’eurozona, una sorta di pangermanesimo riveduto e corretto. Il lupo perde il pelo, ma non il vizio, avrebbe detto mia madre.  Purtroppo sia la Merkel che l’amico francese Macron, che intende appoggiare la richiesta tedesca di un seggio nel consiglio di sicurezza dell’ONU come membro permanente, hanno fatto i conti senza l’oste,  hanno trovato un  governo restio a genuflettersi  comportandosi  nel modo  in cui  si aspettava  la maggioranza degli italiani e di questi ultimi non fanno sicuramente parte quei  rappresentanti della sinistra che vanno a riverire Macron. Prima di chiudere desidero essere chiarito  un dubbio: “Sbaglio o i membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell’ONU sono cinque degli stati che hanno vinto la seconda guerra mondiale? La Germania la guerra l’ha vinta o l’ha persa? E se la  memoria non m’inganna ricordo di aver letto in qualche libro di storia il nome di Philippe Petain, maresciallo di Francia,  che viene associato alla Repubblica di Vichy. A voi le conclusioni.

Salvatore Burla. 

 

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