Ricchi ricchissimi…praticamente in mutande

0

Ricchi ricchissimi…praticamente in mutande Pensavo fra me e me agli anni 70/80 quando non si parlava di Spread, Bund tedeschi, Btp italiani, quando i ministri del Mef non si chiamano Goria, Reviglio, Visco, Amato, Tremonti, Padoa Schioppa , Padoan, ma nemmeno Berlusconi e Monti (ad interim) o i ministri del lavoro e delle politiche sociali non si chiamavano Marini, Mastella, Treu, Damiano, Sacconi, Fornero, Poletti. Quando gli italiani compravano  BOT e CCT . Per opportuna memoria ricordo che i Buoni Ordinari del Tesoro sono dei titoli obbligazionari a breve durata (3, 6, 12 mesi) con tasso di interesse basso, mentre i Certificati di Credito del Tesoro con durata media (intorno ai 7 anni) con tasso di interesse alto. I titoli di Stato emessi dal Ministero dell’Economia rappresentano un prestito che i cittadini fanno allo stato per finanziare il debito pubblico. Lo stato quindi, restituisce questo prestito con gli interessi. Ebbene questi due forme di risparmio erano assai graditi agli italiani i quali, acquistando il cosiddetto debito dello stato, coprivano il 90% del fabbisogno nazionale e lo stato non aveva certo bisogno dell’intervento degli stranieri . Una minima parte, cioè il 10 %, lo comprava la banca d’Italia. Tutto funzionava benissimo, il saldo primario, cioè la differenza fra entrate e uscite e le uscite dello stato, escluse le spese per interessi passivi, era sempre in attivo. I nostri problemi iniziarono nel 1981 quando il ministro del tesoro Beniamino Andreatta, d’accordo col governatore della banca d’Italia, Carlo Azeglio Ciampi, avvia il famoso divorzio, per cui la Banca d’Italia non era più costretta a comprare quella parte di titoli di stato rimasta invenduta e quindi lo stato, per attingere fondi, dovette rivolgersi al mercato finanziario pagando tassi di interesse molto più alti. Il nostro debito pubblico fra in quegli anni cresce a dismisura passando dal 58% al 124%. Tutto questo accadde perché eravamo già nello SME, e gli scambi avvenivano attraverso una moneta virtuale, prima UCE, poi ECU (valore 1,52 €) chiaramente gli investitori stranieri, o per meglio dire, coloro i quali investono in BTP pluriennali, trovarono pane per i loro denti, e nel 92 ci trovammo alla mercé di speculatori internazionali, un nome fra tutti, Soros. La nostra moneta ne uscì con le ossa rotte. Furono dilapidati 48 miliardi di dollari e la lira fu svalutata del 30%. L’Italia dovette uscire dallo SME. L’allora primo ministro Italiano Giuliano Amato, d’accordo col ministro delle Finanze Giovanni Goria, corse ai ripari attenuando la svalutazione della lira nel modo ormai conosciuto da tutti: mettendo le mani intasca agli italiani, prelevando nottetempo la somma utile dai nostri conto correnti. La qual cosa potrebbe succedere anche adesso qualora i commissari europei, ovvero quella triade che noi conosciamo già, supportati anche da Kurz, enfant prodige, attuale cancelliere austriaco, (a proposito, qualcuno sa che fine ha fatto la Mogherini?) poiché il risparmio degli italiani che giace nei conti correnti, bancari o postali, che assomma a 4 mila miliardi di euro, supera largamente il debito pubblico, sicuramente tali individui (non saprei come definirli, è stato detto già tutto nei loro confronti ) e credetemi, non sbaglio a pensarlo, ci consiglierebbero, con fare senz’altro coercitivo, di usare il patrimonio degli italiani per abbassare il debito pubblico, come dire la patrimoniale. Ma hanno fatto i conti senza l’oste. Questo andamento che lentamente ci porta alla deriva, non ci concede neanche il sacrosanto diritto di attuazione nel modo dovuto delle riforme, quali il reddito di cittadinanza e quota 100. I soliti noti le mandano a farsi benedire, tirando in ballo le agenzie di rating e sapete il perché, perché gli speculatori che detengono quasi il 40% dell’intero ammontare del debito pubblico italiano, quasi 800 miliardi di euro, supportati anche dai tecnocrati europei, super partes(?), preoccupati che parte del denaro, atto a pagare gli interessi, voli via, fanno leva su queste società private di rating (Standard & Poor’s, Moody’s, Fitch), partecipate da grandi multinazionali, affinché diano un giudizio negativo sulla solidità e la solvibilità dello stato italiano, magari con tre belle D, (default). Sbaglio o in passato lo stato ha creato tali presupposti tanto da diventare connivente con chi specula col nostro debito pubblico? Sbaglio o questo si chiama autolesionismo? Meno male che il vento è cambiato e chissà se questo governo dei dilettanti allo sbaraglio, come qualcuno dei vecchi governanti lo definisce, quatto quatto, mogio mogio non metta fine a questo leitmotiv e inverta la rotta?

Salvatore Burla

Share.